Nutraceutici naturali: come le spezie proteggono il nostro cervello

L’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle maggiori sfide sanitarie del XXI secolo. L’allungamento della vita media, fenomeno sempre più evidente in Europa, è accompagnato da un aumento significativo dell’incidenza di patologie neurodegenerative, tra cui la demenza. La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza e rappresenta circa il 60-70% dei casi. Quest’ultima, caratterizzata da un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, rappresenta una delle principali cause di disabilità e dipendenza negli anziani, colpendo circa il 5% della popolazione over 65 anni e oltre il 20% degli ultraottantenni.

I meccanismi alla base della demenza sono complessi e multifattoriali, ma coinvolgono principalmente alterazioni a livello cellulare, come l’accumulo di proteine anomale, lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica. Queste alterazioni compromettono la funzionalità neuronale e portano alla progressiva perdita di cellule cerebrali. I principali fattori di rischio per la demenza includono l’età avanzata, l’ipertensione, il diabete, l’obesità e lo stile di vita sedentario. L’impatto della demenza sulla società è enorme, a livello globale, il numero di persone affette da questa patologia è in costante aumento, con un conseguente imponente onere economico e sociale.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni tre secondi nel mondo viene diagnosticato un nuovo caso di demenza, dai 55 milioni di casi del 2019 si passerà a circa 139 milioni di malati nel 2050, e con essi anche il costo per la gestione delle demenze passerà da 1.3 trilioni di dollari americani del 2021 a circa 2.8 trilioni di dollari nel 2030 (WHO global status report 2021). Di fronte a questa crescente emergenza sanitaria, la ricerca scientifica si è concentrata sull’identificazione di nuove strategie per prevenire o rallentare la progressione delle malattie neurodegenerative.

Tra queste, l’attenzione si è rivolta all’identificazione e studio dei nutraceutici, ovvero quei componenti bioattivi presenti negli alimenti che offrono benefici per la salute oltre la semplice nutrizione, che potrebbero offrire protezione verso l’invecchiamento. Questi composti, presenti in abbondanza in frutta, verdura e spezie, sono in grado di modulare numerosi processi biologici, tra cui l’infiammazione, lo stress ossidativo e la morte cellulare. Particolare interesse rivestono i composti neuroprotettivi, in grado di rallentare o prevenire la degenerazione neuronale.

Tra i nutraceutici più studiati per le loro proprietà neuroprotettive troviamo la curcumina, il principio attivo della curcuma, la cannella e lo zenzero. Questi composti agiscono attraverso diversi meccanismi, come l’inibizione dei processi infiammatori, la riduzione dello stress ossidativo, la promozione della neurogenesi e il potenziamento delle sinapsi. Tale azione protettiva risulta particolarmente importante nelle prime fasi delle malattie neurodegenerative, quando i sintomi ancora non sono manifesti e il trattamento farmacologico non è in essere. Intervenendo precocemente, è possibile modulare i processi patologici e ritardare l’insorgenza dei sintomi più invalidanti.

Dalle remote civiltà antiche fino ai giorni nostri, le spezie hanno affascinato e conquistato il palato dell’uomo. Ben oltre il semplice ruolo di aromatizzanti, queste preziose sostanze sono state a lungo considerate veri e propri elisir di lunga vita, impiegati sia in cucina che in medicina. In molte culture, erano associate a riti religiosi e venivano utilizzate per purificare ambienti e persone. Oggi, la ricerca scientifica ha confermato le proprietà benefiche di molte spezie, attribuendole alla presenza di nutraceutici.

Tra le spezie più studiate per le loro proprietà neuroprotettive troviamo la curcuma e la cannella. Oltre a queste, altre spezie come lo zafferano e il pepe nascondono un tesoro di benefici per la salute. Nei prossimi paragrafi approfondiremo i meccanismi d’azione dei nutraceutici presenti in queste spezie dimostrando come possano rappresentare un valido alleato per la prevenzione delle malattie neurodegenerative.

La curcuma: oro dell’India

La curcuma, la spezia che dona il caratteristico colore giallo alla curry, è da secoli utilizzata nella medicina tradizionale indiana. La sua fama si deve principalmente alla curcumina, una molecola con potenti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato la capacità della curcumina di stimolare l’espressione di geni che proteggono la cellula dallo stress cellulare. Inoltre promuove l’attivazione del sistema delle Heat Shock Proteins (HSP) la cui disfunzione/disregolazione interferisce con i meccanismi di clerance delle proteine cellulari, riducendo la formazione delle placche amiloidi, responsabili della malattia di Alzheimer. Ad oggi, Il problema della curcumina è la scarsa biodisponibilità e questo ne limita l’utilizzo nella pratica clinica.

Lo zafferano: l’oro rosso

Lo zafferano, una delle spezie più costose al mondo, è apprezzato non solo per il suo intenso aroma ma anche per le sue proprietà benefiche. La crocetina, il suo principale pigmento, ha dimostrato di migliorare la memoria, di proteggere le cellule cerebrali dallo stress ossidativo e di ridurre l’infiammazione. Inoltre, lo zafferano è stato studiato con successo per il trattamento di disturbi dell’umore come ansia e depressione.

La cannella: un aroma antico

Utilizzata fin dall’antichità per aromatizzare cibi e bevande, la cannella è oggi al centro di numerosi studi scientifici. I suoi composti bioattivi, come la cinnamaldeide, hanno dimostrato di ridurre lo stress ossidativo, l’infiammazione e l’aggregazione della proteina beta-amiloide. Inoltre, la cannella può migliorare la sensibilità all’insulina, un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie neurodegenerative.

Il pepe nero: un tocco piccante per il cervello

Il pepe nero, grazie alla piperina, ha dimostrato di possedere proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e neuroprotettive, migliorando la memoria e proteggendo le cellule cerebrali dai danni associati all’invecchiamento.

Non è solo oro quello che luccica!

Le spezie, quindi, da sempre utilizzate nella cucina di tutto il mondo per aromatizzare i cibi, possono diventare un valido alleato per la salute del nostro cervello, ma hanno una bassa biodisponbilità e possono nascondere dei rischi per la salute.

La bassa biodisponibilità, l’instabilità e il rapido metabolismo dei composti naturali limitano la loro efficacia terapeutica. Le nanoparticelle, grazie alla loro capacità di proteggere i principi attivi dalla degradazione, di migliorare l’assorbimento intestinale e di veicolare i farmaci verso organi specifici, rappresentano una promettente soluzione. L’incorporazione di composti naturali in nanoparticelle potrebbe aumentare significativamente la loro biodisponibilità e prolungarnee la durata d’azione. L’utilizzo della nanotecnologia in campo medico presenta ancora alcune sfide, tuttavia, le ricerche in corso sono molto promettenti e suggeriscono che la nanotecnologia potrebbe rivoluzionare il modo in cui utilizziamo i composti naturali in medicina.

Per quanto concerne la qualità e la sicurezza, i processi produttivi, di lavorazione e di conservazione delle spezie potrebbe esporle a contaminazioni da microrganismi, pesticidi e metalli pesanti, compromettendole. Inoltre, l’alto valore commerciale di alcune spezie le rende particolarmente vulnerabili ad adulterazioni e contraffazioni, con la sostituzione di parti meno pregiate o l’aggiunta di sostanze estranee. Ad esempio, lo zafferano, data la sua alta richiesta, è spesso oggetto di sofisticazioni, mentre la cannella e il pepe possono essere adulterati con prodotti di minor qualità.

Le proprietà benefiche delle spezie sono dovute alla presenza di principi attivi che, seppur di origine naturale, possono ugualmente causare effetti collaterali, reazioni allergiche o interagire con altri farmaci. È importante sottolineare che alcune spezie, come la cannella ed il pepe, possono interferire con il metabolismo di molti farmaci, inibendo alcuni enzimi del fegato, come i citocromi P450, che sono responsabili della degradazione dei farmaci, prolungandone gli effetti e aumentando il rischio di interazioni farmacologiche.

Comprendere i potenziali rischi legati al consumo di spezie ed erbe aromatiche è fondamentale per poter sfruttare al meglio i loro benefici, senza compromettere la propria salute. È quindi consigliabile acquistare prodotti da fornitori affidabili e consultare il proprio medico o farmacista in caso di dubbi o se si stanno assumendo farmaci.

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