Nel contesto dell’ultimo Dataroom condotto da Milena Gabanelli, il presidente di Assofarm, Luca Pieri, ha sollevato alcune obiezioni riguardo alle affermazioni riportate nella trasmissione, accusando la giornalista di aver diffuso informazioni errate e superficiali sulla Farmacia dei Servizi.
Secondo Pieri, ci sono almeno tre inesattezze che meritano di essere approfondite e corrette, affinché il dibattito sulle farmacie e il loro ruolo nel sistema sanitario italiano sia più accurato e costruttivo.
L’affidabilità dei test in farmacia
Il primo punto contestato riguarda la presunta inefficacia dei test diagnostici effettuati in farmacia. Nella trasmissione, infatti, Gabanelli ha messo in discussione la validità dei test eseguiti nelle farmacie, suggerendo che tali esami non potessero sostituire quelli realizzati nei laboratori di analisi.
Pieri ha sottolineato che l’inchiesta non ha considerato alcune variabili fondamentali nella valutazione dei test, come il fatto che le analisi in farmacia erano state eseguite in condizioni molto diverse rispetto a quelle di laboratorio.
In particolare, i test sono stati svolti in orari differenti, con il prelievo in laboratorio effettuato al mattino presto e quello in farmacia nel tardo pomeriggio, e in una finestra temporale di circa due settimane. Pieri ha definito questa situazione come un errore metodologico che rende qualsiasi comparazione tra i risultati dei due test “aleatoria”.
Pieri ha anche ribadito che, sebbene i test in farmacia non possano sostituire completamente quelli di laboratorio, essi sono comunque utili per monitorare i trend della salute del paziente. L’introduzione di test diagnostici di base in farmacia, secondo Pieri, ha lo scopo di alleggerire i carichi dei laboratori specializzati e consentire un accesso più rapido a chi ha bisogno di approfondimenti diagnostici.
La posizione degli esami in farmacia nel processo diagnostico
Un’altra critica mossa da Pieri riguarda la mancata contestualizzazione degli esami in farmacia all’interno di un processo diagnostico più ampio. Secondo il presidente di Assofarm, i test effettuati in farmacia devono essere visti come uno strumento di orientamento iniziale, che non sostituisce ma integra il lavoro dei laboratori di analisi.
L’obiettivo principale è quello di ridurre i costi e le liste d’attesa, indirizzando i pazienti verso i laboratori solo quando necessario. In questo senso, le farmacie potrebbero svolgere un ruolo cruciale nell’ottimizzazione delle risorse sanitarie, offrendo un supporto al sistema pubblico e aiutando i medici a prendere decisioni più informate.
Pieri ha ribadito che l’introduzione di questo modello di “Farmacia dei Servizi” è il frutto di anni di studi e discussioni tra esperti, politici e istituzioni, e che non si tratta di un’iniziativa improvvisata o inefficace. La sua implementazione ha l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi sanitari offerti alla popolazione, riducendo allo stesso tempo il carico sui sistemi di diagnostica e permettendo ai laboratori di concentrarsi su casi più complessi.
La questione della lobby dei farmacisti
Infine, Pieri ha risposto alle insinuazioni riguardanti l’esistenza di una presunta “lobby dei farmacisti” in grado di influenzare le decisioni politiche. La Gabanelli, nel suo Dataroom, aveva suggerito che i farmacisti esercitassero un forte potere tra Governo e Parlamento.
Pieri ha prontamente smentito questa affermazione, evidenziando che nelle due Camere sono presenti solo quattro farmacisti, un numero che non permette certamente di esercitare un’influenza significativa sulle politiche sanitarie. Secondo Pieri, chiunque abbia esperienza nelle dinamiche politiche italiane sa che per avere un impatto reale sulla legislazione servirebbe un supporto molto più ampio.
Inoltre, Pieri ha sottolineato che la Farmacia dei Servizi non è il risultato di manovre politiche o di un interesse esclusivo di una categoria professionale, ma una soluzione frutto di un lungo processo di riflessione e di studio, sostenuto da dati scientifici e da un dialogo costante con le istituzioni. L’iniziativa è stata sviluppata in modo trasparente, con l’obiettivo di rispondere alle reali esigenze della cittadinanza e non per alimentare vantaggi corporativi.
In conclusione
Luca Pieri ha concluso il suo intervento auspicando che Milena Gabanelli, in futuro, affronti la tematica della Farmacia dei Servizi con maggiore attenzione, correggendo le imprecisioni emerse nell’ultima inchiesta. Ha invitato la giornalista a confrontarsi direttamente con Assofarm e a consultare i dati scientifici che supportano l’iniziativa, in modo da poter fornire al pubblico una visione più completa e accurata del ruolo delle farmacie nel sistema sanitario italiano.
Il confronto sulle farmacie e sul loro ruolo nel sistema sanitario è essenziale per migliorare i servizi offerti ai cittadini, e deve basarsi su dati concreti e su un’analisi rigorosa, lontana da pregiudizi o semplificazioni che rischiano di compromettere la comprensione del valore che le farmacie possono apportare alla sanità pubblica.