Con oltre 4 milioni di italiani diagnosticati e un ulteriore milione che ancora non è a conoscenza della patologia, il diabete – una malattia che da sola assorbe circa l’8% del budget sanitario totale, causando gravi complicanze multi-organo – si conferma una priorità sanitaria sulla quale intervenire tempestivamente, in maniera efficace e coordinata.
Necessario un modello olistico di presa in carico
Serve però un nuovo modello di assistenza, che non si limiti solo alla gestione della patologia ma che ricomprenda anche le comorbidità – che peraltro rappresentano la parte maggioritaria dei costi – e che preveda un intervento multi-settoriale e multidisciplinare, che veda al centro la figura del medico diabetologo. È necessaria quindi una semplificazione della Nota 100 di AIFA così da garantire un accesso più tempestivo alle terapie.
In un momento storico in cui si assiste a un progressivo e costante invecchiamento della popolazione e a crescenti bisogni di salute connessi alla gestione delle cronicità, la prevenzione e la diagnosi precoce diventano ancora più centrali anche in ottica di sostenibilità del SSN. Infine, per quanto riguarda le prestazioni garantite dal SSN, occorre un aggiornamento dei LEA, con il reinserimento di prestazioni essenziali per la persona con diabete come il fondo oculare e la fotografia digitale del fondo per la retinopatia.
Sono queste alcune priorità emerse nel corso della Giornata Mondiale del Diabete, promosso dalla Federazione delle Società Diabetologiche Italiane – FeSDI e dall’Intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, ospitata a Roma lo scorso 19 marzo presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – CNEL. Un incontro che ha coinvolto i principali stakeholder del settore per fare il punto e intercettare le principali aree di intervento, racchiuse nel documento indirizzato alle Istituzioni “Le proposte di policy per una nuova diabetologia”.
Serve un cambio di paradigma
“Abbiamo raccolto in un breve documento programmatico le azioni essenziali per dare un nuovo impulso alla gestione del diabete in Italia, focalizzandoci su semplificazione burocratica, aggiornamento dei LEA, diagnosi precoce e tutela dei diritti dei pazienti – ha sottolineato la professoressa Raffaella Buzzetti, Presidente FeSDI e della Società Italiana di Diabetologia SID – Ma serve, innanzitutto, un cambio di paradigma. Data la complessità della multi-cronicità, condizione tipica della persona con diabete, è necessario passare da un approccio centrato sulla malattia (disease management) a un modello di gestione della salute (health management). In questo scenario, il diabetologo deve avere un ruolo centrale come primo referente clinico nella preservazione dello stato di salute oltre che nella diagnosi e cura delle complicanze della persona con diabete. Un modello che favorisca un approccio integrato e personalizzato, in cui il diabetologo collabori attivamente con altri specialisti quando necessario”.
Eppure ancora oggi i gap nell’assistenza sono notevoli se è vero, come sottolineato dal professor Riccardo Candido, Presidente AMD, che solo il 30% dei pazienti ha accesso a cure specialistiche. “Le strutture diabetologiche con team multiprofessionali sono ancora poche e manca un’integrazione efficace con la medicina generale, con conseguenze negative sugli esiti di salute e sull’aumento delle complicanze”.
Guardare allo sport come terapia
Tra gli altri punti cardine: il riconoscimento dell’attività fisica come strumento terapeutico, l’accesso degli sportivi con diabete nei gruppi sportivi militari, una rete dedicata alla gestione del piede diabetico e un incremento dei fondi destinati all’estensione dello screening del diabete tipo 1 a livello nazionale.
In merito al primo punto, la Senatrice Daniela Sbrollini, vicepresidente della Commissione Affari sociali del Senato e Co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, ha ricordato il Disegno di Legge a sua firma per l’inserimento dello sport in ricetta medica.
“Il diabete, come l’obesità, comporta gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne è affetto, dei suoi famigliari e di coloro che se ne prendono cura. Le riforme in atto, che ridisegnano l’assetto dei servizi e della presa in carico dei pazienti in ottica di prossimità territoriale, rappresentano la chiave di volta per migliorare il benessere delle comunità e per garantire più sostenibilità al Servizio Sanitario Nazionale – ha sottolineato l’onorevole Roberto Pella, Co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili – Come Intergruppo parlamentare portiamo avanti un lavoro comune, anche attraverso l’iniziativa legislativa, nel mettere il tema al centro dell’agenda politica secondo un approccio olistico e multisettoriale, volto a garantire alle persone con diabete gli stessi diritti delle persone sane, portando avanti un’alleanza tra tutti i soggetti coinvolti e promuovendo a tutti i livelli di governo la cultura dei sani stili di vita e della prevenzione“.
Al centro della scena: formazione, prevenzione, integrazione
Nel corso della Giornata i tanti interventi che si sono susseguiti, strutturati in 5 sessioni, hanno puntato l’attenzione: sull’importanza della prevenzione dei fattori di rischio, con campagne educative sin dalle scuole, sulla formazione dei professionisti per una intercettazione precoce della malattia, elemento questo che aiuta a scongiurarne le complicanze, ma anche sull’importanza dello screening per il diabete tipo 1.
È stato sottolineato il ruolo chiave dei medici di medicina generale per l’intercettazione precoce e delle farmacie, vere e proprie sentinelle sul territorio, per la prevenzione così come per l’accesso ai farmaci innovativi. È stata ribadita la necessità di un approccio al contempo integrato e personalizzato che punti a prendere in carico il paziente e seguirlo costantemente e non solo nella gestione delle acuzie, in un continuum tra ospedale e territorio. È stata enfatizzata la differenza tra diabete tipo 1 e tipo 2, malattie spesso accomunate ma che hanno cause differenti e che richiedono una diversa gestione.
E ancora, con riferimento al diabete tipo 1 è stata enfatizzata la necessità di assicurare la transizione dalla fase pediatrica-adolescenziale a quella adulta. E ancora, puntare ad un incremento nella gestione di dispositivi e tecnologie innovative: basti pensare che gli strumenti per il monitoraggio continuo della glicemia sono ad oggi utilizzati da appena il 20% dei pazienti. Al centro del dibattito anche le differenze regionali nella prescrivibilità e accessibilità ai farmaci e, più in generale il tema della sostenibilità della spesa farmaceutica alla luce di un consumo crescente di farmaci antidiabetici.